Nina Site Admin
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| Inviato: Mar Ott 04, 2005 21:39 |
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Il successo della serie tv Desperate Housewives ci ha insinuato il dubbio. Che tipo di persona sarà mai la professionista che nel 2005 rinuncia alla carriera per rimanere a casa o la laureata che si dedica solo ai bambini? Alla fine ci siamo arresi: una risposta che valga per tutte non c’è. Come potete leggere qui.
Carmen Leccardi,docente di Sociologia della cultura alla Bicocca di Milano:«La casalinga italiana-tipo non esiste. Ci sono tante categorie diverse. Appartenere all’una o all’altra dipende da tre variabili: potere, prestigio, reddito.Mamme full time sono professioniste che hanno già avuto molto dal lavoro.Hanno deciso tardi di avere figli e vogliono goderseli. Ma è ovvio che sono l’élite delle casalinghe. Le altre sono donne che non lavorano o che hanno abbandonato un posto poco gratificante o mal pagato, come ci dicono anche i dati Istat. Di fronte alla difficoltà di conciliare occupazione e famiglia, con un marito che non le aiuta, decidono che in fondo stare in casa è il male minore».
Marina Salamon:«Qualche anno fa ero una giovane donna in carriera, per definire i moderni angeli del focolare avrei usato il titolo della serie tv Desperate Housewives, casalinghe disperate.». Oggi l’imprenditrice Marina Salamon, cinque volte madre, ha cambiato idea. «I miei figli frequentano una scuola cattolica» dice «e lì ho incontrato madri con famiglie numerose che hanno deciso di dedicarsi solo ai bambini. È stata una bella sorpresa. Sono intelligenti, efficienti e serene. La loro scelta richiede un grande equilibrio interiore: tutte, infatti, sanno che tornare indietro è quasi impossibile. Una sola delle mie amiche ha ritrovato un’occupazione quando i figli sono cresciuti. Ma con una qualifica molto bassa».
Silvia Zetto Cassano,scrittrice e docente alla facoltà di Scienza della formazione di Trieste,tra casa lavoro e figli,ha scelto tutti e tre.Ha appena sfornato per l’editrice Biblioteca dell’Immagine un libro divertente sulle massaie moderne: La casalinga inadeguata. «Le donne, soprattutto quelle che scelgono la famiglia, oggi soffrono della sindrome del luccichio: tutto dev’essere brillante, la casa, i figli a scuola, il rapporto con il marito» spiega l’autrice. «In quel caso, si sentono realizzate. Altrimenti sono molto infelici. Come le madri 50enni che spariscono e vengono cercate nel programma Chi l’ha visto?. Hanno sempre case perfette, senza un granello di polvere, coi centrini e le bambole sul letto. Ma forse non è quello che volevano».
Barbara Palombelli,giornalista del Corriere della Sera e madre di quattro figli,ha seguito Desperate Housewives la scorsa stagione sul satellite: «Il telefilm coglie nel segno. La donna più infelice è la manager che ha rinunciato al lavoro per stare con figli impossibili e un marito assente. In Italia le manager sono molto poche e di solito non abbandonano. Ci sono, invece, tante “signora mia”, senza arte né parte, che si ritrovano al bar con le amiche o vanno in palestra. O donne meno fortunate che si dividono tra bebè e manicaretti. Senza mai un guizzo, come prendere la patente o cercare un lavoretto. Il rischio è che proprio i figli un giorno le trovino inadeguate».
Oliviero Toscani,fotografo.«Sono un fan sfegatato delle casalinghe e detesto le donne in carriera.Le casalinghe sono il centro della società, quelle che decidono la qualità della vita di una famiglia. La donna ha un istinto innato per la gestione della casa, la cucina, la cura dei figli. È una specie di filosofia che l’uomo non possiede. Alle casalinghe bisognerebbe dare un premio, invece tutti le criticano, a cominciare proprio dalle donne, e questo mi provoca una rabbia immensa. Tra le mogli che conosco, le casalinghe sono le più appagate, quelle che hanno un rapporto più sereno con i propri mariti. Altro che le manager in tiro! Quelle sì che sono davvero frustrate e disperate».
Clara Sereni nel 1987 ha pubblicato un romanzo dal titolo emblematico: Casalinghitudine, squarcio di vita tra le mura domestiche. Oggi lo scenario è cambiato. Stare in casa per una donna non è più una decisione quasi automatica. «Le casalinghe del terzo millennio sono più vivaci, hanno studiato, alcune hanno alle spalle un lavoro» riflette la scrittrice. «Questo, però, le rende molto più scontente delle casalinghe della mia generazione. Oggi una donna sa che potrebbe avere una vita diversa. Malgrado ciò, vedo ragazze spaventate dalla difficoltà di trovare un posto, che si rifugiano nel ruolo sociale di mamma. O donne stremate da lavoro e bambini che scelgono la famiglia. Lì per lì è un sollievo, ma cosa faranno quando i figli saranno adolescenti e loro si ritroveranno disoccupate?».
Annamaria Bernardini De Pace,l’avvocato matrimonialista.«Nelle cause di separazione e divorzio assisto casalinghe di ogni tipo, ricche e povere.E c’è un aggettivo che le accomuna tutte: sprovvedute. Sono donne che hanno sempre delegato tutto all’uomo. Oggi l’identità di femminile è legata al lavoro, eppure c’è chi preferisce essere casalinga. Libera di scegliere, ma almeno si tuteli! Il codice civile riconosce pari dignità al marito e alla moglie, sia che producano reddito sia che non guadagnino un euro. Volete stare a casa? Allora pretendete la comunione dei beni e gestite con il coniuge gli investimenti familiari, invece di elemosinare i soldi per il parrucchiere».
Casalinghe disperate? Macché. Per Willy Pasini, psicoterapeuta, le casalinghe di oggi sono privilegiate. A due condizioni, precisa. «Devono essere benestanti, cioè avere un discreto tenore di vita, e devono ritagliarsi uno spazio proprio. Conosco molte donne che non lavorano e dedicano la maggior parte del tempo ai figli. Sono madri felici e donne con un ruolo sociale» dice lo psichiatra. Il segreto? «Alcune curano le iniziative di una fondazione o si spendono nel volontariato, altre si appassionano agli hobby. Di fatto hanno un’occupazione anche se non coercitiva». Conclusione: «Per una donna autonoma, che vuole realizzare se stessa con ritmi più umani» spiega Pasini «essere casalinga è un’occasione di libertà, non una prigione».
di Antonella Trentin,tratto da Donnamoderna.com |
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